Forse la vera crescita è anche scegliere dove stare

Sarà colpa dell’età che avanza – o forse, più semplicemente, di una nuova e più matura consapevolezza – ma continuo a sentire un desiderio impellente, quasi fisico: ho voglia di leggerezza. Non di superficialità, tutt’altro. Voglia di quella leggerezza calviniana che non è futilità, ma il librarsi in alto per guardare le cose dall’alto, senza macigni sul cuore.

Mi rendo conto, con una chiarezza sempre più disarmante, di non riuscire più a tollerare i “luoghi chiusi”. E non mi riferisco alle quattro mura di una stanza, ma a quei perimetri mentali ristretti, dove il pensiero unico è la regola e dove non c’è spazio per un’opinione che esca dal coro.

Non tollero più i sussurri a porte chiuse, i teatrini dello spettegolezzo, le dinamiche d’esclusione e le piccole, inutili cattiverie quotidiane. La mia anima rifiuta questi rumori di fondo. Ho solo voglia di stare bene, di proteggere la mia serenità e di fare spazio alla positività.

Spesso si cade in un errore: si pensa che intraprendere un percorso “zen”, lavorare sulla propria crescita personale e coltivare la spiritualità renda immuni da tutto. Ci immaginiamo come bolle di sapone intaccabili.

Però diciamoci la verità: per quanto uno possa lavorare su di sé, fare percorsi di crescita spirituale o cercare di essere “zen”, l’influenza del mondo esterno si fa sentire. Le energie pesanti degli altri, il caos, la tossicità di certi ambienti… filtrano. Siamo fatti di relazioni, siamo antenne ricettive, ed eliminare del tutto queste interferenze esterne è una lotta titanica.

Allora che si fa? Quando il carico diventa troppo pesante, quando ti guardi intorno e ti chiedi, quasi con un senso di smarrimento: “Ma cosa sta succedendo all’umanità?”… cosa si fa?

Io faccio così. Ogni tanto stacco la spina. Salgo in moto e lascio che il vento porti via il superfluo.

In quel preciso istante, mentre la strada scorre sotto le ruote, non c’è passato da recriminare né futuro da rincorrere: esiste solo il presente. Guidare mi costringe all’attenzione, e quell’attenzione diventa meditazione in movimento. Torno alla mia essenza, mi ricollego al mio centro e lascio che lo sguardo si riempia della bellezza della natura.

Mi carico di quella bellezza pura, incontaminata, che non chiede il permesso per esistere. Perché se ti fermi a osservarla, nella natura tutto è perfetto e in armonia. Non c’è giudizio in un albero, non c’è esclusione in un tramonto, non c’è cattiveria nel vento. Lì tutto scorre secondo un ordine superiore.

Forse non possiamo cambiare il mondo intero, e non possiamo impedire alle persone di essere “chiuse”. Ma possiamo scegliere dove posare il nostro sguardo, a quale energia allinearci e, soprattutto, quando è il momento di salire in sella e andare a prenderci la nostra dose di meraviglia.

E voi? Qual è il vostro posto sicuro o la vostra attività speciale per staccare la spina e ritrovare la vostra armonia quando tutto intorno fa troppo rumore?

Vi abbraccio. 🤗

Io – staccando la spina ☀️

10 pensieri su “Forse la vera crescita è anche scegliere dove stare

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