Ancora un libro. Ancora un corso. Ancora qualcosa da capire, guarire, migliorare, sistemare... Conosco bene questo movimento. Per anni ho letto, studiato, frequentato corsi, sperimentato pratiche e cercato strumenti che potessero aiutarmi a conoscermi meglio e, soprattutto, a stare meglio. Continuo a farlo. Continuo a credere profondamente nel valore della crescita personale, nella possibilità di conoscerci più a fondo, di mettere in discussione ciò che non ci appartiene più e di imparare nuovi modi di stare con noi stessi e con gli altri. Eppure, a un certo punto, mi sono fatta una domanda un po’ scomoda: E se anche la crescita personale potesse trasformarsi, paradossalmente, in un’altra forma di insoddisfazione?