Ancora un libro.
Ancora un corso.
Ancora qualcosa da capire, guarire, migliorare, sistemare…
Conosco bene questo movimento. Per anni ho letto, studiato, frequentato corsi, sperimentato pratiche e cercato strumenti che potessero aiutarmi a conoscermi meglio e, soprattutto, a stare meglio.
Continuo a farlo. Continuo a credere profondamente nel valore della crescita personale, nella possibilità di conoscerci più a fondo, di mettere in discussione ciò che non ci appartiene più e di imparare nuovi modi di stare con noi stessi e con gli altri. Eppure, a un certo punto, mi sono fatta una domanda un po’ scomoda:
E se anche la crescita personale potesse trasformarsi, paradossalmente, in un’altra forma di insoddisfazione?

Può succedere quando iniziamo a guardarci come se fossimo un progetto che non è mai abbastanza completo. C’è sempre qualcosa che manca o che deve essere corretto. Una nuova consapevolezza da raggiungere, un comportamento da modificare, una ferita da guarire, oppure una versione migliore di noi stessi da diventare.
E così, quasi senza accorgercene, spostiamo la vita un po’ più avanti.
Quando avrò risolto questa cosa.
Quando sarò più sicura.
Quando avrò imparato abbastanza.
Quando sarò finalmente pronta.
Come se esistesse una versione futura di noi alla quale sarà finalmente concesso vivere pienamente. Una versione più consapevole, più equilibrata, più risolta, più sicura. E nel frattempo?
Nel frattempo la nostra vita sta già accadendo.
Sta accadendo mentre abbiamo ancora paura. Mentre commettiamo errori, cambiamo idea, non sappiamo cosa fare. Mentre alcune parti di noi sono chiare e altre continuano a essere un mistero. Forse non arriverà mai il giorno in cui saremo completamente “risolti”.
E forse non dovrebbe nemmeno essere quello l’obiettivo.
Questo non significa smettere di imparare. Possiamo leggere, studiare, fare percorsi, acquisire nuove competenze, conoscerci più profondamente. Possiamo continuare a crescere per tutta la vita. Però, forse c’è una differenza importante tra crescere per vivere e rimandare la vita per continuare a crescere.
La crescita personale non dovrebbe convincerci che dobbiamo diventare qualcun altro prima di poter abitare pienamente la nostra vita. Forse, dovrebbe accompagnarci nella direzione opposta, verso ciò che è già nostro. Aiutarci a togliere ciò che ci allontana da noi. A riconoscere ciò che ci appartiene e ciò che abbiamo imparato a essere per adattarci, proteggerci, essere accettati. A distinguere la nostra voce dalle tante voci che abbiamo raccolto lungo la strada.
E poi scegliere. Non sempre la scelta perfetta oppure quella che ci garantisce di non sbagliare. Una scelta più consapevole e più coerente con ciò che abbiamo riconosciuto. Perché conoscersi non dovrebbe diventare un altro modo per controllarsi continuamente. E la consapevolezza non dovrebbe trasformarsi nell’ennesimo standard impossibile al quale cercare di arrivare.
Dovrebbe, forse, renderci un po’ più liberi.
C’è qualcosa che trovo profondamente diverso tra il desiderio di conoscere se stessi e la sensazione di dover continuare a cercarsi. Nel primo c’è curiosità. Nel secondo può nascondersi l’idea che, da qualche parte, esista ancora una risposta definitiva capace finalmente di dirci chi siamo.
Un altro libro.
Un altro corso.
Un’altra persona che forse saprà indicarci la strada.
Ma arriva un momento in cui ciò che abbiamo compreso deve poter scendere nella vita, nelle decisioni che prendiamo. Nei confini che mettiamo. Nel modo in cui amiamo, lavoriamo, parliamo, scegliamo, cambiamo idea. Nel modo in cui restiamo con noi stessi anche quando non abbiamo tutte le risposte.
Forse crescere significa anche arrivare, lentamente, al punto in cui possiamo dirci:
Non ho più bisogno di cercarmi continuamente. Mi riconosco. Adesso posso vivere.
E questo non significherà che abbiamo finalmente capito tutto o non avremo più dubbi, paure o parti di noi da conoscere. Significherà il fatto che non abbiamo più bisogno di aspettare una versione migliore di noi stessi per concederci di esserci.
Ed è qui che, per me, cambia il significato stesso della crescita personale. Sarà un processo attraverso il quale inizieremo a togliere ciò che ci allontana da noi, riconoscere ciò che ci appartiene e imparare ad abitarlo. Non più qualcuno da diventare. Con sempre maggiore consapevolezza e coerenza.
Perché forse lo scopo della crescita personale non è passare tutta la vita a lavorare su noi stessi.
È permetterci, a un certo punto, di tornare alla nostra vita e abitarla. ☀️🐛
Riflessione meravigliosa e quanto mai necessaria.
Smettere di cercarsi per iniziare finalmente ad abitarsi è la vera svolta della crescita personale.
Complimenti davvero
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Grazie Luisa ❤️ “Smettere di cercarsi per iniziare ad abitarsi”, sì, è proprio lì il cuore di questa riflessione. Grazie per averlo restituito con parole così belle.
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Concordo completamente con te 💐
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🤗🌹
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