Attesa

Sono le ore 9:50. Mi trovo in Piazza Ordelaffi, a Forlì. Dovrò attendere un amico per un paio d’ore, tempo in base al quale sarà deciso il suo destino.

E le campane suonano… chissà quante persone ci fanno veramente caso al loro suono e quanti di noi si chiedono il loro significato. Sono sincera, spesso non ci faccio caso nemmeno io, perché come tante altre cose, fanno parte di ciò a cui siamo abituati a sentire/vedere, si ripetono in continuazione, sono diventate abitudine e diamo per scontato, perdendo il loro vero significato, perdendo la parte più importante, la vera connessione con tutto ciò che ci circonda. Non abbiamo più tempo a fermarci ad ascoltare e a interrogarci sul perché stiamo facendo determinate cose. O forse non si tratta di tempo, ma voglia, interesse…

Ho trovato un posto al sole, mi sono fermata e hanno iniziato a suonare. Chissà se ci danno il buongiorno , se ci dicono che tempo fa, oppure annunciano l’inizio della preghiera. Quello che so è che se ascolto bene, ogni rintocco è potente, arriva nella parte più profonda di me, come un risveglio.

Abbiamo preso il treno per arrivare qui. Ognuno seduto al suo posto, distanti, impossibilitati anche a conversare. Una volta il treno era il posto ideale per conoscere altre persone, passare il tempo a chiacchierare. Ora, la maggior parte di noi, seduta al proprio posto, si perde in un mondo virtuale e diventa incurante di tutto ciò che accade attorno. Ma che ci è successo? Perché lo permettiamo?
È vero, c’è il COVID, ma anche se non ci fosse la situazione cambierebbe davvero poco. Stiamo diventando sempre più individualisti, ci stiamo isolando, allontanando dagli altri, dimenticandoci il fatto che siamo tutti connessi, facciamo parti tutti dalla stessa storia.

Sul pavimento c’è scritto “EXIT”, forse è un invito a uscirne fuori da tutto questo sistema, da tutte le abitudini sbagliate. Un invito a reagire, a rendersi conto che abbiamo bisogno di altro, di vere connessioni…

20 pensieri su “Attesa

  1. Abbiamo acquisito atteggiamenti molto individuali, purtroppo non è solo colpa del Covid.
    E hai ragione nel dire che non abbiamo, ma io direi cerchiamo, più il tempo per fermarci ad ascoltare ciò che ci circonda. eppure il cosmo e ciò che vi vortica dentro ha sempre qualcosa da raccontare e che dovremmo valorizzare, elaborare, assorbire.
    Grazie per questo bel post, fa riflettere e buona giornata ❤

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  2. Però il Corona è un dato di fatto. A me fa molta paura l’idea di ammalarmi, ma mi dispiacerebbe ugualmente far ammalare. Quindi mi adeguo volentieri alle norme di distanziamento sociale. E non mi ribello. Però mi mancano i contattati anche quelli fortuiti, della strada, della fermata dell’autobus. Che devo fare? Spero che passi e coltivo come posso amicizie e parentele, forse con maggior impegno, per colmare il vuoto di abbracci. La parola, in questo periodo, è importante. Ho riscoperto le lettere, più intime, più calde, più lente.

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    • Ciao Silvia, certo che fa paura sia il fatto di ammalarsi che ammalare (a me più il secondo). La mia era semplicemente una riflessione su come siano cambiati i nostri comportamenti, cambiamento che si verificava anche prima del virus. Ti abbraccio virtualmente, questo non ce lo può vietare nessuno. 😊🌹

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    • Mi domando, cos’è che spingeva le persone a uscire di casa sorridendo e cantando? Perché lo facciamo meno?
      Io lo faccio, a volte mi sembro una pazza.🤣 Parte tutto da dentro di noi, uno stato di gratitudine, felicità interiore. Felice di svegliarmi la mattina e salutare il nuovo giorno, salutare la natura da cui facciamo parte, respirare… scegliere di guardare il bello in ogni cosa, nonostante tutto.
      Un abbraccio e un sorriso a te, carissimo! Buona giornata! ☀️

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      • Oggi, sentendo il suono delle campane, ho ripensato a ciò che hai scritto. Forse ci siamo lasciati prendere troppo la mano da ciò che chiamiamo progresso… e non sentiamo più il rumore del filo d’erba che cresce. Un abbraccio, Giorgiana. 🙂

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        • Senza forse, diciamo che è molto difficile non farlo.
          Mi fa piacere sapere che hai ascoltato il suono delle campane e hai pensato a ciò che ho scritto. La verità è che se prestiamo veramente attenzione a tutto ciò che ci circonda, cambia la nostra prospettiva, diventiamo consapevoli del momento presente, viviamo nel momento presente (cosa che difficilmente facciamo) ed è bellissimo.
          Anni fa ho letto il libro di Eckhart Tolle “Il potere di Adesso”, l’ho riassunto in una domanda 😄: “Che cosa manca in questo momento?” Ecco, quando riusciamo a fermarci un attimo, a smettere di pensare agli eventi appena accaduti oppure a cosa succederà, ogni momento diventa perfetto, e, il suono delle campane riesce a risvegliare qualcosa dentro di noi…
          Buona giornata carissimo! ☀️

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    • Purtroppo sì…quindi dobbiamo reagire in qualche modo, non possiamo vivere nella paura e dentro mondi virtuali. Dobbiamo spalancare le finestre, fare entrare il sole, guardare fuori, respirare profondamente e sentirci parte di tutto ciò che ci circonda. Poi, uscire di casa, salutare le persone, sorridere…

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