
Vorrei tirarti su le coperte
Gio Evan
baciarti le guance di buonanotti
scendere giù le tapparelle
perché per stasera
di stelle
ne hai viste abbastanza
farti vedere che controllo sotto il letto
per assicurarti la fine dei mostri
darti il via libera a una vita
dove la mattina esiste la colazione
e dirti
dormi bene amore mio
che domani c’è scuola.
Ho appena aperto FB e visto questa immagine accompagnata dai versi di Gio Evan.
Il contrasto tra le parole dolci di Gio Evan e la realtà nuda del bambino che dorme sull’asfalto – dove un disegno prova a dargli ciò che la vita gli ha negato – è straziante. È l’infanzia violata, è il simbolo delle disuguaglianze, delle ingiustizie che a volte sembrano infinite. E sì, guardare queste immagini, ascoltare certe notizie, vivere con gli occhi aperti… fa male. È difficile non essere travolti dal dolore, dall’impotenza.
Mi si è chiuso lo stomaco.
Come ogni volta che vedo immagini così. Come ogni volta che la realtà ti sbatte forte in faccia e ti ricorda che non basta l’amore, non bastano le parole, non basta nemmeno il lavoro che fai. Perché io questo lavoro lo faccio ormai da anni. Sono educatrice, operatrice sociale, ogni giorno incontro vite ferite, sogni spezzati, dignità da ricucire. Lavoro con persone migranti, con chi ha dovuto lasciarsi alle spalle tutto, con chi ancora spera in una vita migliore.
Eppure…
dopo tutti questi anni, non mi sono abituata al dolore. E in fondo, non voglio abituarmi.
E allora, cosa si fa? Cosa possiamo fare, noi persone comuni?
Come si fa a vivere bene, senza lasciarsi travolgere da tutto il brutto che ci circonda?
Come si fa a restare umani, senza cadere nel cinismo o nel burnout?
E in queste domande che poi nasce il primo barlume di luce.
La risposta non è semplice. Ma esistono sentieri. Qualcuno di essi me l’ha mostrato la mia passione, la psicologia positiva e la mindfulness.
La psicologia positiva non ti dice di ignorare il dolore. Anzi, ti invita a guardarlo, ma anche a non farti definire da esso. Ti insegna che la vita può essere difficile, ma dentro ogni essere umano esiste la possibilità di generare bene, di fiorire, anche nella sofferenza.
Martin Seligman, il padre della psicologia positiva, parla di resilienza consapevole: la capacità di non spegnersi, anche davanti all’ingiustizia.
Invece di chiederti solo “Perché il mondo è così brutto?”, puoi iniziare a chiederti:
“Cosa posso fare, nel mio piccolo, per portare un po’ di bene?”
“Chi posso aiutare oggi, concretamente, anche solo con una parola gentile?”
Piccole azioni, ripetute nel tempo, creano impatto. Anche se non salverai tutto il mondo, puoi rendere migliore il pezzo di mondo che tocchi ogni giorno.
La Mindfulness invece, ti insegna a stare con quello che c’è, senza scappare e senza giudizio.
Ti aiuta ad abitare il dolore senza esserne travolta/o, a riconoscere la bellezza anche in mezzo al buio.
Non nega il male, ma ti dà strumenti per non restarne prigioniera/o. Ti insegna a respirare, a tornare qui, a coltivare presenza e gentilezza, anche verso te stessa/o.
Una pratica profonda è quella della compassione attiva: non solo “soffro con te”, ma “soffro con te e mi impegno, anche solo con un gesto, a rendere il tuo dolore un po’ più leggero”.
In sintesi, la risposta è doppia:
- Accogli il dolore, perché è umano. Non anestetizzarti, non chiuderti. Ma non lasciare che ti immobilizzi.
- Agisci, anche se è poco. Una carezza, una parola, una presa di posizione, un gesto di solidarietà. Il bene non si misura in grandezza, ma in autenticità.
E se mai ti sembrasse troppo, torna a respirare, torna a te. Perché come dice Jon Kabat-Zinn: “Non possiamo fermare le onde, ma possiamo imparare a surfare.”
Quindi, forse il modo per vivere bene non è fuggire dal dolore, ma non lasciare che ci spenga la luce dentro.
Puoi disegnare letti invisibili intorno a chi dorme per terra.
Puoi restituire dignità con uno sguardo, con una parola, con una presenza vera.
C’è stata un’altra domanda che mi sono fatta, pensando alla mindfulness che insegna a riconoscere la bellezza anche in mezzo al buio: “Dove sta la bellezza in questa immagine?”
E la verità è che – a prima vista – non c’è bellezza.
C’è un bambino che dorme sull’asfalto, scalzo, abbandonato. C’è povertà, ingiustizia, disumanità.
Ma poi… se guardi più a fondo, con occhi che non cercano solo il bello “facile”, qualcosa emerge.
La bellezza non è nel dolore, ma in ciò che ci muove dentro. La bellezza, quella autentica, profonda, non sta nell’immagine in sé, ma in ciò che accade dentro di te quando la guardi:
- la stretta allo stomaco che ti spinge a chiederti “Cosa posso fare?”
- l’impulso a voler proteggere, cambiare, amare
- il desiderio di un mondo diverso
Questa è bellezza.
È la parte più viva, empatica e nobile dell’essere umano.
È la tua umanità che si sveglia davanti all’ingiustizia.
E poi, c’è un altro dettaglio.
Guarda il disegno attorno al bambino: qualcuno, non so ancora chi, ha disegnato un letto, con una coperta, un cuscino, perfino una testiera. Quel gesto, così piccolo, è un atto di tenerezza. Un modo per dire: “Io ti vedo. E anche se non posso darti un vero letto, provo almeno a immaginarlo per te.”
È un’illusione, sì. Ma anche una forma d’amore. Una carezza disegnata sul cemento.
Per me la vera bellezza è proprio questa: Il fatto che nonostante tutto il male del mondo, c’è ancora chi si commuove, chi si indigna, chi agisce. C’è ancora chi disegna letti intorno ai bambini. C’è ancora chi sceglie di non voltarsi. E in un mondo così duro, la capacità di sentire, che vedo come una forma di resistenza poetica. Una forza rara. Una bellezza fragile, ma potente.
Io continuerò a farlo. A sentire, anche quando fa male. A credere che ogni gesto, ogni parola gentile, ogni ascolto profondo ha un senso.
E continuerò a scrivere. Perché scrivere, a volte, è un modo per disegnare letti intorno al dolore. Per non lasciarlo solo. Per ricordare che siamo ancora umani.
Giorgiana
Grazie per queste preziose osservazioni, cara Giorgiana!
E grazie anche per i versi che hai condiviso e quell’immagine che è di grande impatto💕
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Ciao carissima! Grazie di cuore a te, per aver letto con attenzione e con il cuore aperto. 💛
Non è sempre facile trovare le parole davanti a certe immagini, ma credo che parlarne sia già un piccolo atto di resistenza e di cura.
Un abbraccio grande. 🤗
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Sono d’accordo con te… e contraccambio l’abbraccio con affetto 🤗
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