
Per fare l’educatore in una cooperativa sociale serve una laurea.
C’è chi ne ha due.
C’è anche chi ha una magistrale, un master, e un curriculum che se lo legge uno della NASA ti assume per sbaglio.
E tutto questo… per guadagnare poco più di 8 euro netti all’ora.
Otto, ventidue. Netti.
Tipo una pizza, ma senza bibita.
Naturalmente, a volte, non hai neanche un orario d’ufficio fisso, perché l’educazione non dorme mai.
E quindi via, flessibilità, disponibilità, formazione continua, presenza costante.
Il tutto condito da responsabilità infinite e budget da fame.
Ma hey, vuoi mettere la soddisfazione morale?
Nel frattempo, i ragazzi dei nostri progetti – spesso arrivati da poco, qualcuno anche analfabeta – vanno a lavorare in fabbrica.
Senza sapere l’italiano. Senza lauree. Senza “soft skills”.
E guadagnano più di noi che ci abbiamo messo anni di studio.
Ogni tanto qualcuno si scandalizza.
In questi giorni si parla molto di studenti che si ribellano, che si rifiutano di fare gli esami, in quanto ritengono il sistema di valutazione sbagliato. È un altro tema, ma in fondo tocca lo stesso nodo: La motivazione e i sistemi sbagliati, da aggiornare. Che motivazioni possono avere oggi i giovani a studiare, a formarsi, se poi entrano in un mondo dove chi lavora con competenza e passione guadagna meno di chi lavora in fabbrica senza conoscere nemmeno la lingua del posto e senza nessun bisogno di esibire un titolo di studio?
Ecco, il mio non è un lamento sterile. È una riflessione urgente. Una domanda a voce alta:
Ma davvero non è ancora un’emergenza mettere mano seriamente ai contratti del lavoro sociale?
Il contratto nazionale del lavoro sociale è stato aggiornato, sì, ma di poco. Troppo poco. È quasi ridicolo.
Perché il lavoro educativo dovrebbe essere la base di tutto: è lavoro di cura, di prevenzione, di umanità.
Se continuiamo a ignorare questa sproporzione, rischiamo di distruggere il valore stesso dell’educazione
Il lavoro educativo non è un hobby.
È un pilastro.
E tenerlo in piedi con gli spiccioli è come costruire una scuola con i Lego.
Carina, ma poi crolla.
E’ un’indecenza!
Questa informazione mi ha indignata e addolorata
"Mi piace"Piace a 2 people
Hai perfettamente ragione. É proprio per questo che ho deciso di scriverne.
Non ha più senso, per me, lamentarmi in silenzio senza fare nulla.
Spero che questa riflessione serva almeno a farci sentire meno soli, a ispirare altri educatori a parlare, a fare rete…
Perché il cambiamento comincia anche così: una voce alla volta… 💛
"Mi piace"Piace a 3 people
Mi auguro con tutto il cuore che riusciate a farvi sentire: il vostro è un lavoro/missione preziosissimo!
"Mi piace"Piace a 2 people
Questa società punta a l’uccisione delle passioni colpendo proprio sulle nostre aspettative.
"Mi piace"Piace a 1 persona
Esatto. Colpiscono lì dove fa più male: nelle passioni, nei sogni, nelle attese di senso.
Ma finché ce lo diciamo, finché resistiamo parlando… non ci avranno. 😃
"Mi piace"Piace a 1 persona